Pinacoteca Comunale Cesare Belossi
Villa Soranzo, Varallo Pombia (No)
a cura di Cristina Moregola e Matteo Rancan
25 marzo - 22 aprile 2012
© 2013 ph: Enzo Pillitteri, Leo Cabras





Panta rei 2005 Strutture lamellari in strisce di cartoncino di varia tipologia. Dimensioni variabili
Aura 1-M/Aura Blu 2009/2010 Volumi lamellari composti da moduli in carta.
Retro in foglia argento e velina colorata.
Esemplari unici.
Lamellar structures made of cardboard strips of various types. Variable dimensions
Lamellar volume consisting of modules made of paper.
Rear in silver leaf and coloured flismy paper
Single piece: 12xØ90 cm













ESTRUSI 2008 Volumi lamellari composti da risme in carta selezionata,
foglia argento. Esemplari unici.
Lamellar volumes consisting of reams of selected paper, silver leaf. Single pieces: 32x87x38 cm (one volume).

AURA 1-N 2009 Volume lamellare composto da moduli in carta selezionata,
retro in foglia argento. Esemplare unico.
Lamellar volume consisting of modules made of selected paper, rear in silver leaf.
Single piece: 12xØ90 cm











Testi catalogo mostra.

LE CARTE DI DANIELE di Matteo Rancan
DELLE SCULTURE E DEI LIBRI di Cristina Moregola

Perché una mostra di Daniele Papuli?
Usando facili giochi di parole, direi che abbiamo invitato Daniele a presentare una personale presso la pinacoteca comunale “Cesare Belossi” a Villa Soranzo, perché ha “le carte in regola” oppure perché è “in regola con le carte”.
In realtà, come ogni artista, egli ci propone nuove regole, pur facendo uso di un materiale che tutti noi pensavamo di ben conoscere qual è la carta.
Si tratta di una materia che, parallelamente ad altre, Daniele indaga e sperimenta da molti anni con risultati davvero sorprendenti ed inaspettati.
Da semplice supporto su cui tracciare un segno, scrivere un pensiero o stendere un colore, la carta, tramite l’abilità di Daniele, diviene materiale scultoreo, ed infatti l’approccio di Papuli è quello dello scultore che, pazientemente e ponderatamente, toglie tutto ciò che risulta superfluo.
Con la carta, anzi con le carte – da quelle più pregiate a quelle più comuni, talvolta prelevate da vecchi elenchi telefonici – intervenendo con tagli precisi, scomponendole ed assemblandole, con abili piegature ed altrettante curvature, impregnandole d’inchiostro o mantenendone il colore naturale, egli dà vita a delle sculture cangianti e mobili formate da migliaia di lamelle sottili; forme ancestrali, apparentemente pesanti ed assolutamente leggere, da comprendere anche attraverso il tatto, poiché si tratta di opere create anche per essere toccate. E quella tattile è forse l’esperienza più comune che, anche noi profani, abbiamo con la carta.
La carta è morbida, è liscia, è ruvida ed è anche tagliente: va presa per il verso giusto. Ma questo è un segreto che solo un artista sensibile conosce. Daniele è tra questi, cosicché, con questa materia, ottiene anche delle masse fluide ed imprevedibili che, come un magma benefico e multicolore, invadono lo spazio che le ospita e con esso dialogano.
Sono facilmente vulnerabili le opere di Daniele Papuli, perché sono costituite da un materiale fragile per sua natura, non sono durevoli come la pietra o il metallo, tanto che ogni qualvolta Daniele ci affida le sue creazioni, non ci offre solamente la possibilità di contemplarne la bellezza, ma ci assegna un compito notevole: quello di averne cura ovvero quello di preservarle dal deperimento. Nel contempo ci trasmette anche un messaggio: bisogna avere cura dell’Arte e della bellezza.

Matteo Rancan



Fragile, effimera, bidimensionale la carta, nelle mani di Daniele Papuli, si svela materia plastica per eccellenza. La sua connaturata debolezza viene messa ancor più a dura prova dai tagli, dalle rasoiate, dalle piegature che l’artista le infligge al solo fine di farne uscire la dimensione nascosta e rivelarne la forza espressiva a noi sconosciuta ma all’artista ben nota. Daniele Papuli non usa la carta come supporto atto a ospitare il pensiero artistico ma la elegge a materia della propria arte e la traduce in scultura. Una narrazione plastica la cui trama è data dalla leggerezza che acquista solidità nella composizione, dall’effimera sottigliezza trattata come fosse legno e plasmata come fosse marmo,
dall’equilibrio fra pieno e vuoto, dall’eterna tensione fra luce e ombra. Nascono, le sculture di carta di Daniele Papuli, da fogli vergini e pagine stampate di vecchi libri, da ritagli di elenchi telefonici e scarti tipografici, hanno l’immediatezza di un haiku ma comprendono tutti i segni alfabetici e la carta bianca per possibili racconti ancora da scrivere.
“Il mondo esiste per approdare a un libro” scriveva Mallarmé.
Leggiamo allora le sculture di Daniele Papuli come pagine di un libro indecifrabile e infinito senza passare dalla parola scritta ma cogliendone la forma, il volume, il colore con una lettura silente ed interiore, come se tornassimo al momento in cui avvenne il passaggio dalla lettura ad alta voce “all’ arte di leggere silenziosamente omettendo il segno sonoro”¹.

Cristina Moregola

¹Jorge Luis Borges Del culto dei libri, in Jorge Luis Borges Tutte le opere I Merdiani, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1985